Relazione, ovvero disinganno degli effetti del Fiume Arno, e delle loro Cagioni nel Valdarno di Sopra

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Nel 1703 fu costituita una Congregazione del Valdarno di Sopra che sotto il controllo del Magistrato dei fiumi e con la modica spesa di 20-30 mila Scudi avrebbe sistemato gli argini dell’Arno e provveduto alla loro manutenzione nel tratto di fiume tra la Valle dell’Inferno e l’Incisa. L’iniziativa nacque con l’approvazione del Granduca Cosimo III de’ Medici e la sponsorizzazione delle famiglie Medici, Salviati, Rinuccini e Serristori, principali proprietari terrieri della Valle. Questi quattro possidenti si fecero da subito padroni della Congregazione, mettendo loro parenti e sodali nella gestione tecnica, amministrativa e finanziaria ed anche nell’ufficio di Magistrato dei fiumi dal quale chiese ed ottenne di dividere i costi dei lavori tra tutti i proprietari terrieri del Valdarno e di gestirne direttamente l’esazione delle quote individuali.
Fatto ciò, il progetto si trasformò da manutenzione degli argini a canalizzazione dell’intero tratto gestito dalla Congregazione, con l’aggiunta di interventi ingegneristici per favorirne la navigazione ed i 20-30 mila Scudi divennero subito centinaia di migliaia. Poichè chi poteva e doveva opporsi a questa trasformazione radicale del progetto erano persone scelte dalla Congregazione, nessuno si oppose e la faccenda andò avanti nonostante le molte proteste dirette al Granduca che si limitava a girarle alla Congregazione che le cestinava.

La Relazione, ovvero disinganno degli effetti del Fiume Arno, e delle loro Cagioni nel Valdarno di Sopra fu scritta dal piccolo proprietario terriero sangiovannese Giovan Battista Bessi, due volte inutilmente presentata a Cosimo III e data alle stampe nel 1716: mezzo secolo dopo, mentre la Congregazione ancora faceva danni, il Granduca Pietro Leopoldo ne bollava il progetto con queste parole:
Infiniti furono gli abusi e le prepotenze fatte da questa congregazione, la quale consigliava sempre più duri compensi per vessare i poveri e rendersi padroni dei loro terreni, ed i maneggiamenti delle dette quattro case, le quali con i lavori fatti in Arno e le alluvioni accrebbero moltissimo i loro fondi, con acquistare parecchi poderi e mulini, per i quali non hanno mai niente pagato in sgravio dell’imposizione … e per potervi comandare con più libertà hanno quasi sempre a forza di giri e rigiri ottenuto che provveditore e sottoprovveditori della parte e soprintendenti dei lavori fossero dei loro parenti, e con questo hanno fatto un mondo di prepotenze e si sono arricchiti.
Infinite furono poi le mangerie fatte nell’esecuzione dei lavori e in specie dall’ingegnere Ramponi e dal Cavaliere Bartolini, i quali oltre il favorire sempre le predette case, non facendo difficoltà di fare delle liste false per appropriarsi addirittura i denari della cassa sotto falsi nomi, e benché gli interessati si lamentassero contro le vessazioni ed i cattivi lavori, questi essendo stati protetti dalla congregazione che erroneamente si considerava a Firenze come interessata, non erano mai ascoltati i lamenti(1).

Questa storia, alla fine composta dal Granduca Pietro Leopoldo che salvò dal dissesto centinaia di piccoli proprietari sangiovannesi e figlinesi, ha avuto una grande importanza non solo sul piano sociale ed economico ma anche su quello più generale del territorio perchè la canalizzazione comunque fu fatta ed è quella che vediamo ancora oggi e non sono pochi gli specialisti che vi imputano le più gravi inondazioni subite successivamente, non ultima quella del 1966.

La Relazione di Bessi si ferma, naturalmente, ai primi decenni del ‘700 ma la vicenda nel sua completezza è stata storicamente e documentalmente trattata da Giuseppe Tartaro in un Quaderno dell’Accademia Valdarnese La canalizzazione dell’Arno nel Valdarno superiore edito nel 1989 mentre della Relazione stessa hanno scritto Paolo Bonci e Carlo Fabbri in Cronache e storie di San Giovanni Valdarno nel Settecento, edito da Tosca nel 1991. Non possiamo pubblicare qui, per evidenti ragioni, queste due opere ma si trovano facilmente in tutte le biblioteche pubbliche valdarnesi.

All’epoca dei fatti e specialmente dopo l’intervento del Granduca lorenese, i maggiori ingegneri ed esperti dell’epoca intervennero proponendo sistemi per mitigare i danni e o per affrontare in maniera scientifica il problema della regimazione delle acque in generale ed in particolare del fiume Arno; li abbiamo raccolti, assieme ad altri utili all’intelligenza della questione, in questa Bibliografia
Note
(1) Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena, Relazioni sul Governo della Toscana, curatore Arnaldo Salvestrini, Firenze Olschki, ristampa 1977. Vol. 2



Titolo – Relazione, ovvero disinganno degli effetti del Fiume Arno, e delle loro Cagioni nel Valdarno di Sopra
Autore – Giovanni Battista Bessi
Collezione – Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
Stampa – Per I Marescandoli, Lucca MDCCXVI
Digitalizzazione – Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
Licenza – Pubblico dominio
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