Pubblico dominio, Copyright, Copyleft

La maggior parte delle opere disponibili nella nostra Biblioteca Digitale ricade giuridicamente nel Pubblico Dominio, non sono cioè soggette a diritti d’autore o di altro genere e chiunque può farne l’uso che crede, anche di tipo commerciale, senza chiedere autorizzazioni o dover pagare qualcosa a qualcuno. Una minima quantità delle opere pubblicate sul sito ricadono invece sotto particolari licenze d’uso, principalmente di tipo ‘copyleft’ ma di ciò diremo più avanti.

Il Diritto d’Autore é una sorta di monopolio che gli Stati – non tutti – riconoscono ai creatori di opere dell’ingegno (letterarie, scientifiche, musicali eccetera) perché possano per un determinato numero di anni trarre vantaggi economici dalla loro creazione.

Le antesignane delle leggi sul diritto d’autore hanno fatto la loro comparsa in Europa già alla fine del Quattrocento – a Venezia ed in Inghilterra – stimolate dai torchi di Gutenberg che provocarono la diffusione di massa delle opere letterarie, scientifiche, filosofiche e politiche con i relativi accompagnamenti di plagi, abusi ed illecite speculazioni. Più che gli autori, queste leggi tutelavano editori e stampatori e non a caso si sono poi affermate internazionalmente come copyright, diritto di copia.

Leggi a tutela di editori e stampatori comparvero ancora a Venezia e nel 1710 fu emanata, in Inghilterra, la prima vera legge sul copyright che dava enormi poteri, anche censori, a stampatori ed editori. A questa legge si ispirarono, nei decenni seguenti, Francia, Regno delle Due Sicilie, Ducato di Parma, Regno di Sardegna e quasi tutti gli altri Stati europei che, a fine Ottocento e Russia compresa, aderirono alla Convenzione di Parigi per la protezione della proprietà industriale ed alla Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche.

Negli Stati Uniti il principio della difesa delle opere dell’ingegno fu introdotto già nella Costituzione del 1787 e sulla materia legiferarono il Canada nel 1924, l’URSS l’anno successivo, l’Australia nel 1968.

Sino a qualche decennio fa, il Diritto d’autore era riconosciuto automaticamente in tutti i Paesi europei mentre negli USA occorreva farne esplicita richiesta motivata. Nel 1971 si adottò il criterio di una formalità minima per il riconoscimento del diritto d’autore in tutti i Paesi occidentali: l’apposizione all’opera da tutelare del nome dell’autore, della data di pubblicazione e del simbolo del Copyright ©.

La durata del Diritto d’autore ha avuto tempi variabili nei vari Paesi e nelle varie epoche stabilizzandosi in questi anni ma con una tendenza ad allungarne i tempi su pressioni politiche del mondo editoriale.

In tutti i Paesi europei, Russia compresa, le opere letterarie entrano nel Pubblico Dominio 70 anni dopo la morte dell’Autore o dalla prima pubblicazione se postuma. In Canada ciò avviene 50 anni dopo la morte dell’Autore, era così anche in Australia sino al 2004 ma successivamente la normativa si è adeguata a quella europea dei +70 anni, riconosciuta valida anche da Svizzera, Brasile, Israele, Nigeria, Turchia. Negli Stati Uniti sono nel Pubblico Dominio tutte le opere pubblicate prima del 1923 e, cosa singolare, indipendentemente dal Paese di pubblicazione.

Per quanto scritto sin’ora parrebbe che tutto quanto è pubblicato su Biblioteca Valdarnese debba necessariamente risalire ad almeno 70 anni fa. Ma non è così perchè esiste un Copyright ma esiste anche un Copyleft.

Richard Stallman. S. WilliamsCC BY-SA 3.0,

Copyleft è sostanzialmente il contrario di Copyright, questo proibisce, quello consente. Nato alla fine degli Anni ’80 in ambito informatico come reazione ai tanti divieti che le ‘softwarehouse’ imponevano (ed impongono) agli acquirenti dei loro programmi (vietato installare su più di un computer, vietato duplicare, vietato fare più di una copia di backup, vietato dare in uso ad altri, vietato decompilare, decodificare, adattare alle proprie specifiche esigenze, installare su server di rete e vietato perfino tradurre per uso personale la propria copia regolarmente acquistata e pagata), la reazione alla rigidità del Copyright sui prodotti informatici si trasformò in un vero e proprio movimento che sotto la guida di un intraprendente programmatore statunitense, Richard Stallman, e la sua Free Software Fundation ha prodotto negli anni una serie di licenze alternative al tradizionale Copyright ed orientate a garantire da un lato la paternità dei programmatori che creano i codici e dall’altro il diritto della collettività di poterne usufruire liberamente per uso personale, di poterlo migliorare o adattare a specifiche esigenze ed anche distribuire a condizione di lasciarne invariato il regime giuridico e quindi libero e non registrabile come software proprietario.

Dalla Free Software Fundation sono nate diverse e note licenze del mondo informatico, tutte derivate, almeno nei concetti, dalla originaria GNU GPL e tutte regolarmente registrate e tutelate dalle leggi della maggior parte dei Paesi del mondo. Da GNU derivano GNU/Linux che tutela il più noto sistema operativo alternativo a Windows – ma completamente gratuito – sia in ambito privato che nella gestione delle Reti (i computer usati per creare e gestire Biblioteca Valdarnese ed anche il server che ospita il sito girano sotto Linux), GNU MPL (Mozilla Public License del browser Firefox), BSD (Berkeley Software Distribution), GPL+LGPL (i Content Management System WordPress, Joomla, Drupal ed altri), GNU GPL + SISSL (Open Office), GNU GPL v3 (il server web Apache), GNU FDL utilizzata da Wikipedia prima di passare alle Creative Commons che più direttamente ci riguardano. Queste licenze sono applicabili a tutto il panorama delle opere dell’ingegno ma in queste note ci riferiremo specificamente a libri ed editoria.

Le licenze Creative Commons
Sostanzialmente il Copyright indica che sull’opera in questione solo l’autore e l’editore possono agire e nessun altro in nessun altro modo può farlo. Le Licenze Creative Commons stabiliscono (in diversi modi perchè ce n’è mezza dozzina pienamente valide ed altrettante diversamente contestate) che, in linea di massima, sull’opera in questione chiunque può intervenire in alcuni modi purchè rispetti un insieme di condizioni scelte dall’autore o dall’avente diritto ed aventi valore di legge.

Gli alcuni modi sono la libertà di condividere, copiare, distribuire, modificare e riadattare l’opera in oggetto. Le condizioni da rispettare per poter esercitare legalmente tutte o parte di queste libertà sono quattro combinabili a discrezione del titolare dei diritti: Attribuzione (sigla inglese BY), Non commerciale (sigla NC), Non opere derivate (sigla ND), Condivisione allo stesso modo (sigla SA).

Combinando queste clausole si ottengono sedici possibili Licenze Creative Commons ma qui parleremo solo delle sei pienamente valide ed effettivamente applicabili:

Attribuzione CC + BY
Questa licenza consente di distribuire, modificare, riadattare l’opera ed anche di commercializzarla. La condizione è che si riconosca in maniera evidente la paternità originale dell’opera e si indichino chiaramente le modifiche effettuate

Attribuzione – Condividi allo stesso modo CC + BY + SA
Consentito distribuire, modificare, ricavarne opere derivate ed anche farne commercio a patto di riconoscere la paternità originale dell’opera, mettere un link alla licenza, indicare se e quali modifiche sono state fatte ed attribuire al lavoro derivato la stessa licenza originaria e cioè consentire che altri facciano le stesse operazioni compreso l’uso commerciale

Attribuzione – Non opere derivate CC + BY + ND
Consente la distribuzione dell’opera anche a scopo commerciale ma ne vieta ogni modifica e condizione è il riconoscimento della paternità ed un link alla licenza

Attribuzione – Non commerciale CC + BY + NC
Consentita distribuzione, modifica, derivarne altre opere ma non a scopi commerciali. La condizione è un riferimento adeguato alla paternità originaria dell’opera, link alla licenza, indicazione delle modifiche introdotte. Questa licenza dispensa dall’obbligo di continuare il regime giuridico originario; cioè chi modifica l’opera originaria non è tenuto ad applicare la stessa licenza

Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo CC + BY + NC + SA
Consentito distribuire, modificare, derivarne altre opere ma non a scopi commerciali, riconoscendo la paternità dell’opera, indicando le modifiche fatte, lincando la licenza ed applicando all’opera derivata la stessa licenza originaria

Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate CC + BY + NC + ND
Consentito solo la distribuzione dell’opera, esclusi commercializzazioni e modifiche, attribuendo la paternità dell’opera ed il solito link alla licenza.

A queste licenze occorre aggiungere CC0 o CC Zero, che è la rinuncia di ogni diritto da parte dell’autore e la collocazione dell’opera nel Pubblico dominio a livello mondiale. Ad oggi le Creative Commons sono alla versione 4.0 che risale al 2013; il codice legale e la verifica delle licenze è qui.
Pubblicano con License Creative Commons, tra gli altri, il CERN, Wikipedia, Wikimedia, Wikinews, OpenStreetMap, Freesound, la Casa Bianca, la Camera dei Deputati italiana, parte della Pubblica Amministrazione, l’ISTAT.

Oltre ai regimi giuridici del Copyright, delle licenze Creative Commons e del Pubblico dominio vi è un altra modalità di pubblicazione di materiali digitali molto diffusa in ambito accademico: l’Open Access, accesso libero (a destra il simbolo creato dalla Public Library of Science). Università, Istituti di ricerca delle più varie discipline, riviste storiche e scientifiche, italiane e straniere, rendono disponibili a titolo gratuito e senza restrizioni monografie, studi, ricerche, risultati di convegni.

Le risorse pubblicate su Biblioteca Valdarnese ricadono sotto i tre regimi giuridici dei quali abbiamo scritto sin’ora: Pubblico dominio, Open Access, Licenze Creative Commons, tutti regolarmente indicati nelle schede che accompagnano ogni volume.

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